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Dai Fenici a Garibaldi. Arte e cultura a Marsala

Dai Fenici a Garibaldi. Arte e cultura a Marsala

Dici Marsala, e pensi al vino. Pensi agli inglesi che passano da qui e insediarsi per il nettare degli dei. Pensi alle botti di Marsala, ai vigneti, alla tradizione della vendemmia. Ma da qui, crocevia di mille popoli, la storia è passata lasciando il suo segno. E sono tanti i beni artistici che in città colpiscono l’occhio del visitatore. Chiese, musei, reperti archeologici, teatri. Piccola e frizzante Marsala, con le sue cento chiese sparse per il vasto territorio.
La più grande, la Chiesa Madre. Sorge sulla piazza centrale della città, la Loggia, ed è dedicata a San Tommaso di Canterbury. Risale al periodo normanno. Dalla facciata manieristico-barocca, custodisce numerose opere scultoree dei secoli XV e XVI appartenenti alla scuola del Gagini. La chiesa custodisce inoltre dipinti del XVII e XVIII secolo.
Nella stessa Piazza Loggia, un quadrato unico, lastricato in marmo, troviamo Palazzo VII Aprile. Oggi sede del Consiglio Comunale e di alcuni uffici municipali, il palazzo fu edificato nel XVI secolo, mentre l’attuale facciata risale alla metà del secolo XVIII. Dopo il 1860 assunse l’attuale nome a ricordo di una insurrezione popolare avvenuta a Marsala contro i Borboni. La tradizione vuole che laddove oggi sorge Palazzo VII Aprile era ubicata la Loggia dei Pisani, una struttura a portico in cui si esercitavano il cambio ed il mercato. Per questo, ancora oggi, la piazza antistante viene chiamata “Loggia”.
A due passi da Piazza Loggia la piccola e incantevola Piazzetta del Purgatorio, con la fontana e la Chiesa del Purgatorio.
Costruita nel 1669 la chiesa dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano ad opera della Congregazione delle Anime del Purgatorio, da cui prese il nome. Dominante lo stile barocco, sia nella facciata che negli stucchi interni, mentre i campanili richiamano le architetture dei Borromini. Ristrutturata e completata tra il 1669 e 1710, oggi è sede dell’Auditorium “S. Cecilia”.
Camminando per il centro storico di Marsala, si incontra, quasi a sorpresa, la Piazza del Carmine, rimasta intatta nei secoli. Qui troviamo l’ex Convento del Carmine.
La sua costruzione risale al 1155, il più antico di Marsala, ora sede dell’Ente Mostra di Pittura Contemporanea.
Fondata quasi certamente tra il XIII e il XIV secolo è uno degli esempi più significativi degli insediamenti degli ordini mendicanti a Marsala.
La primitiva Chiesa medioevale del Carmine fu trasformata in età tardo-rinascimentale e probabilmente l’ammodernamento si deve a Padre Niccolò Petrulla Carmelitano, maestro di teologia e filosofia.
Il complesso assumerà molta importanza per la storia di Marsala tanto da designare uno dei quattro quartieri della città: il quartiere dell’Annunziata. La struttura è il frutto di molte trasformazioni che dal XVII ne hanno cambiato le dimensioni originarie.
Dopo il 1866 a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi, il Convento passò al Comune che lo affidò ai Carabinieri e negli anni ’90 fu restaurato e destinato a sede museale.
Il convento chiamato il Carminio è oggi prestigiosa sede dell’Ente Mostra di Pittura Contemporanea, Pinacoteca Comunale. Attualmente la chiesa ospita l’ Archivio Storico Comunale. Accanto al convento, c’è il Campanile. La sua costruzione è datata 1513.
Fu in seguito restaurato nel 1684 ma poi crollò nel 1745-47 durante alcuni lavori di consolidamento. Ricostruito poi nelle forme attuali nel 1748 da Giovanni Biagio Amico, architetto regio di Trapani, che ne conservò l’impianto originale e le antiche proporzioni.
Il Campanile a base ottagonale con scala elicoidale in tufo giallo, possiede uno speciale carattere architettonico e compositivo, ed è considerato una delle meraviglie della Sicilia.
La storia passò da Marsala. Garibaldi e i suoi mille sbarcarono l’11 maggio 1860 cominciando da qui il viaggio verso l’unità d’Italia. Cimeli storici dell’epoca risorgimentale e dell’epopea garibaldina sono custoditi nel Museo Civico ospitato al Complesso Monumentale San Pietro. E’ il Centro culturale marsalese, e sorge sul cinquecentesco Monastero delle suore Benedettine. Di particolare bellezza è la specola cuspidata a torre quadrata. Ospita la biblioteca comunale ed il museo civico di Marsala.
Il museo civico è articolato in tre sezioni: risorgimentale-garibaldina, archeologica e delle tradizioni popolari.
Sul lungomare, in prossimità di Capo Boeo, sorge il Baglio Anselmi, ex stabilimento vinicolo risalente alla metà del secolo scorso, nel quale ha sede il Museo archeologico.
Tra vari reperti, espone il relitto della Nave Punica ed illustra la storia di Lilibeo e del territorio storicamente ad essa connesso, dalla preistoria al medioevo. Il museo è nato per la conservazione e l’esposizione del relitto della nave punica (metà III sec. a.C.) rinvenuto nel 1971 nel tratto di mare al largo dell’Isola Lunga nella Laguna dello Stagnone di Marsala. Dal Baglio Anselmi è possibile accedere al Parco Archeologico di Lilibeo. Occupa l’area dove sorgeva l’antica città cartaginese prima, e romana poi. Gli scavi hanno portato alla luce una porzione del patrimonio archeologico come l’insula romana, il decumano massimo, la grande strada in uso fino al IV secolo d.C. corrispondente all’attuale viale XI Maggio; la Venere Callipige, statua marmorea del II secolo a.C. e innumerevoli tracce di civiltà antiche (camere mortuarie, pavimentazioni, utensili, resti di abitazioni e di strade). Altro accesso al Parco Archeologico è Viale Vittorio Veneto, che parte da Piazza della Vittoria, dove sorge il Teatro Impero, di epoca fascista, e Porta Nuova, uno dei quattro ingressi al centro storico. Dei quattro ingressi oggi, oltre a Porta Nuova, nel versante nord, è rimasta Porta Garibaldi, da cui fece ingresso il Generale dopo lo Sbarco.
Poco distante dal Baglio Anselmi troviamo la Chiesa di San Giovanni (V secolo d.C), compatrono della Città. La chiesa, che risale alla metà del XVI secolo, custodisce nel suo sotterraneo una grotta nella quale, come narra la leggenda, la Sibilla Lilybe pronunciava i suoi vaticini. La città di Marsala è famosa anche per il Sepolcro della Sibilla Lilibetana.
Marsala ospita una serie di arazzi fiamminghi che raffigurano la Guerra Giudaica, all’interno del Museo degli Arazzi.
Gli Arazzi risalenti al XVI° sec. ritraggono scene, tratte dalla guerra tra Romani e Giudei del 66 d. C. Rappresentano uno dei temi più sfruttati nell’iconografia del ‘400. Le scene, però, si prestano ad un’interpretazione di tipo allegorico secondo la quale gli episodi narrati si riferirebbero piuttosto alla lotta di religione condotta dai reali di Spagna, Carlo V e Filippo II contro i protestanti dei Paesi Bassi, Fiamminghi e Germanici, lotta che affermò il trionfo della religione cattolica.
Piccola perla della città è il Teatro Comunale Eliodoro Sollima. La storia del teatro comunale inizia l’11 maggio 1807, quando il re Ferdinando IV di Borbone accordò a don Leopoldo Fedele il permesso di “… costruire un teatro stabile onde potervisi rappresentare comedie, tragedie e opere in musica…”. Il teatro funzionò regolarmente fino al 1824. Poi fu chiuso, e nel 1840 il Comune lo espropriò per pubblica utilità. La programmazione andò avanti, più o meno regolarmente, per decenni, fino al 1943. Poi, dopo il bombardamento, e il terremoto del 1968 il teatro fu dichiarato inagibile.Ricordiamo l’ultimo appuntamento di rilievo con il concerto del grande pianista Alfred Cortot eseguito nel 1952. Fu inoltre prestigiosa sede della Scuola Musicale Comunale diretta dal Maestro Giovanni Galfano, punto di riferimento per tutta la Sicilia occidentale per la formazione di musicisti ed insegnanti, che fino al 1968 risulterà “unica struttura nel suo genere”. Il teatro comunale è ora intitolato al maestro Eliodoro Sollima, compositore marsalese che fu per anni direttore del teatro Massimo e del Conservatorio musicale di Palermo. Ospita quasi trecento posti a sedere, tre ordini di palchi, platea e loggione.
Fuori dal centro storico della città, nella laguna dello Stagnone, l’isola di Mozia ospita una delle scultura più affascinanti e contese della Sicilia. Il Giovinetto in tunica. Custodito all’interno del Museo dell’Isola di Mozia, di proprietà della Fondazione Whitacker, il Giovane di Mozia è stato rinvenuto il 26 ottobre del 1979, nei pressi della zona chiamata “zona K” adiacente al Santuario di Cappiddazzu, in seguito ad una campagna di scavi. La statua di marmo a grana grossa cristallina sembra essere stata attribuita ad un artista greco, con riferimento all’officina dello scultore Pitagora di Reggio e alla plastica selinuntina di stile severo, di probabile committenza punica. Molti studiosi fanno risalire l’opera al V secolo a.C. Il Giovane auriga, un uomo dal corpo atletico e valoroso, sembra nel gesto di condurre il carro vittorioso ma altre ipotesi spingono gli studiosi ad alternative interpretazioni: sacerdote, divinità, magistrato, il tiranno Gelone, Dedalo.