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La via del Sale. Dai Fenici a oggi

La via del Sale. Dai Fenici a oggi

Lungo la strada che da Trapani, passando per Paceco conduce a Marsala costeggiando la laguna dello Stagnone che accoglie Mozia, sono visibili montagne dal candore abbagliante che luccicano sotto il sole. Non si tratta di rocce innevate ma delle saline, una delle risorse storiche dell’economia siciliana molto preziosa già al tempo dei Fenici a cui si devono le prime tecnologie di produzione. Le circostanze climatiche favorevoli quali acque basse, temperatura elevata e vento che favorisce l’evaporazione, contribuiscono a creare lo scenario suggestivo ed irreale dalle saline, formando un’immensa scacchiera dalle colorazioni che dal verdastro tendono al rosa. Gli itinerari turistici per visitare le saline si snodano lungo gli argini dei bacini e, percorrendo le sponde delle vasche luccicanti per la cristallizzazione del sale, raggiungono gli isolotti su cui troneggiano mulini a vento restaurati, memoria del tempo in cui erano gli strumenti principali per pompare acqua e macinare il sale. Un panorama tutto da godere, preferibilmente al tramonto, quando tutto si tinge di rosso. La storia della raccolta del sale allo Stagnone comincia con i Fenici che, accortisi delle condizioni estremamente favorevoli, predisposero delle vasche in mare per ricavarne appunto il sale. Il sistema venne poi esportato in tutto il Mediterraneo. Le acque basse, le temperature elevate, e il vento per l’evaporazione creavano le condizioni ottimali per l’estrazione del sale. Elemento indispensabile per la conservazione dei prodotti. I Fenici lanciarono il metodo, affinato dai Normanni. Federico II cita le saline nelle Costituzioni di Menfi. Nel corso degli anni le tecniche si sono, ovviamente, evolute. Nei musei del sale è possibile visionare gli strumenti usati in antichità fino ai giorni nostri per la raccolta e la lavorazione del sale. Ancora oggi le saline di Marsala e Trapani sono operative, con nuovi mezzi meccanici. Ma rimane imprescindibile la figura del “Salinaro”. Dai Fenici ai giorni nostri, il mestiere del salinaro è stato tramandato con grande senso di appartenenza a questo spicchio incantevole di terra.
Museo del sale di Nubia (Trapani)
Percorrendo la strada costiera SP 21 in direzione di Marsala, la prima tappa della via del sale è Nubia, sede del WWF che gestisce la Riserva Naturale delle Saline di Trapani e Paceco, dove in una casa salaria vecchia di 300 anni è stato istituito un “Museo del Sale”. Qui sono illustrate le fasi della lavorazione del sale e conservati alcuni attrezzi utilizzati per l’estrazione e la raccolta: ingranaggi di mulini, pale, ruote dentate, spine, pignoni. I pannelli esplicativi alle pareti e le foto dei salinari al lavoro contribuiscono ad immergere il visitatore nel mondo delle saline e ad avvicinarlo ad un mestiere con i suoi tempi e i suoi riti che si tramandava da padre in figlio. Un’attività poco conosciuta alla base della quale c’era la passione ed un particolare rapporto con l’acqua di mare molto simile a quello vissuto dai pescatori.

Museo del sale Ettore e Infersa (Marsala)
Seguendo la strada principale SP 21 in direzione dello Stagnone si trovano le saline più spettacolari. Un’indicazione segnala quelle di “Ettore e Infersa”. Si deve alla passione di questi due uomini, che hanno restaurato e rimesso in funzione un mulino vecchio di oltre cinquecento anni, un tempo strumento indispensabile per la macinazione del sale, se ancora oggi è possibile assaporare il fascino del lavoro di un tempo. Il mulino a stella o “olandese” è composto da un tronco conico, da una cupola e da sei pale di forma trapezoidale con lo scheletro in legno, cui vengono applicate le vele in tessuto che si muovono al vento. All’interno un complesso sistema di ruote dentate ed ingranaggi consente di orientare la cupola e le pale sfruttando l’energia eolica per macinare il sale o per convogliare l’acqua. In questo caso al mulino viene collegata la cosiddetta vite di Archimede. Le pale possono girare ad una velocità di 20 km/h e sviluppano una potenza di 120 cavalli; per azionare la macina posta nei locali al pianterreno sono necessari almeno 30/40 cavalli.