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Le origini di Marsala

Le origini di Marsala

Marsala e il suo territorio rappresentano, nell’ambito della civiltà mediterranea un punto di partenza imprescindibile. Miti e leggende, eroi, popoli, grandi filosofi, artisti, letterati si sono avventurati in queste terre.
Attorno alla fondazione di Lilybeo possiamo già ipotizzare alcuni caratteri che rientrano nella dimensione mitico-letteraria. Le origini si fanno risalire al VIII Sec. A.C. quando i navigatori Focesi, Micenei, Fenici, provenienti dalle coste dell’Egeo, approdarono nell’odierno arcipelago dello Stagnone. Qui vi fondarono Mothia e successivamente nel 397 a.C. Lilybeo, che vanno considerati fra i primi nuclei abitativi costieri della Sicilia Occidentale, attorno ai quali si sviluppò una fiorente attività artigianale e commerciale organizzata.
Sull’origine del nome sappiamo che i Greci, come ci riferisce Philipp Cluver, chiamavano la città: Lilybaeo Lilybuaio e Lilubaitan, come attesta Stefano Bizantino, e come è Lilybaei e Lilybaetae dei quali ne riferisce nella sua Biblioteca Storica Diodoro Siculo. Traendo spunto da questa presenza fluente dell’elemento greco e semitico, alcuni studiosi localizzano ad esempio in queste zone la narrazione omerica delle vicende di Ulisse, legate appunto allo sviluppo della talassocrazia egea, che si contrapponeva alla potenza cartaginese sul mare e ai sicani dell’entroterra. Tutto ciò si ripercuoteva a livello religioso e culturale con l’affermarsi di pratiche sociali, culturali, artistiche multietniche. Ne è testimonianza la produzione artistica del periodo compreso fra il 5° e il 2-3° secolo a.C., che tende a riprodurre in stilizzazioni ellenistiche caratteri, funzioni
e significati di tipo semitico egizio. Gli amuleti e le collane ritrovate ad es. nello Stagnone, rappresentano emblematicamente il culto egizio di Horus, nonché la devozione alle divinità naturali, quali il bue Api, simbolo di fertilità e la dea Osiride, legata al culto lunare.
Con i Romani, Lilybeo acquisì una funzione di controllo territoriale sul Mediterraneo. Da rimarcare la presenza negli anni 73-75 a.C. di Cicerone, che ivi ricoprì la carica di ‘Questore’. Altrettanto rilevante fu la presenza attorno al 270 d.C. di una scuola filosofica d’ispirazione ellenistica, i cui massimi rappresentanti furono Porfirio da Tiro, allievo del grande Plotino, e il retore Probo. Notevole fu il contributo apportato da questi illustri studiosi alla conservazione del patrimonio culturale d’ispirazione precristiana, sia a livello letterario che religioso. In quest’epoca numerosi furono gli sforzi tesi a riprendere gli elementi fondanti della civiltà pagana, (il culto della natura, la passione per l’esercizio letterario, la concezione sociale e religiosa aperta alle più svariate influenze) allo scopo di trasfonderli nella nuova religione che andava rapidamente diffondendosi fra le masse nelle province marginali dell’Impero Romano. Ne è un esempio la devozione, diffusa fra i lilibetani, ai culti di Mitra e di Cerere , al culto degli astri a cui certo non fu estraneo l’influsso di Apollonio di Tyana che tenne una serie di conferenze proprio a Lilybeo anche per la presenza di numerosi membri senatoriali rifugiatisi nella più tranquilla Sicilia proprio nel tardo impero. Tale tentativo di rifondazione pagana come poi sappiamo fallì quando Costantino proclamò anche per ragioni di opportunità politica il cristianesimo come religione di stato.
L’ultimo riflusso della civiltà classica è rappresentato da quello che potremmo definire come la ‘ Rinascenza Vandalica’che si fa risalire attorno al 430 d.C. quando Lilybeo-Marsala divenne assieme a Tunisi la corte della regina Amalafrida, sorella del re goto Teodorico. In questo periodo è attestata la produzione letteraria che va sotto il nome di ‘Anthologia Latina’, una raccolta di composizioni di vario genere (epigrammi, indovinelli, racconti) di stile prevalentemente erudito–accademico, diretta ad una fruizione leggera e disimpegnata quale poteva essere quella della corte reale e che tuttavia ancora una volta è preziosa testimonianza della capacità di rielaborazione culturale dell’intellettualità siciliana, in cui il tema dell’antichità si riflette perfettamente nel fluire delle vicende storiche. La città venne ribattezzata Mars-Alì dagli Arabi, sbarcati nell’827 d.C., che vi impiantarono numerose produzioni agricole e diffusero una nuova cultura gastronomica, ne sono un es. il cous-cous, il sorbetto, il carciofo, il carrubbo anche se l’appellativo verosimilmente venne più tardi al tempo dei Fatimidi alla fine del X secolo. L’impianto abitativo, così come delineato dal Gran Conte Ruggero all’inizio del XII secolo che la cinse di una nuova cinta muraria, venne potenziato solo verso il XVI secolo grazie all’opera degli Spagnoli, che edificarono grandi e raffinati palazzi nobiliari, chiese, fortificazioni militari e conventi, dato l’enorme apporto finanziario della Mittel Europa qui attirata dal basso costo della manodopera.
Nell’Ottocento, Marsala sviluppò ulteriormente l‘attività commerciale con l’apporto decisivo dei grandi industriali Florio, Woodhouse, Ingham, che riuscirono a valorizzare le uve e i mosti locali, facendone pregiatissimi e vini, oggi conosciuti in tutto il mondo.
Lo sbarco di Garibaldi
a Marsala 11 Maggio 1860 fu l’inizio dell’Unità d’Italia.