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L’origine di Lilybeo

L’origine di Lilybeo

L’origine di Lilybaeum si fa risalire al 397 a.C., quando i Fenici di Mozia, dopo la sconfitta subita ad opera dei Siracusani, si rifugiarono sulla vicina terraferma, fondandovi una città che divenne il più forte baluardo di resistenza punica in Sicilia, l’ultima a cedere dinanzi al nemico. Essa nell’antichità ebbe fama di città inespugnabile: Vada dura lego saxis Lilybaeia caecis, scriveva Virgilio per evidenziare la difficoltà di approdo. Nulla di più vero se pensiamo che i Romani, volendo porre fine alla guerra in Sicilia, tentarono di conquistare la piazzaforte lilibetana ma dovettero rendersi conto di quanto ardua fosse l’impresa. Proprio il fondale basso e paludoso descritto da Virgilio si rivelò forse la sua migliore arma di difesa atta a scoraggiare qualunque tentativo di indebito accesso. Nel 242 Roma decideva di riprendere le ostilità in mare; approntata una nuova grande flotta, nel 241 il console Caio Lutazio Catulo batteva i Cartaginesi alle isole Egadi: a seguito di tale vittoria, poi, nel 227 a.C., la Sicilia diveniva la prima provincia romana. Fu allora che i nuovi dominatori conobbero da vicino il meraviglioso territorio di Lilibeo e dell’Isola: terra ricca ed opulenta, granaio della Repubblica. In Sicilia Cicerone ricoprì nel 75 a.C. la carica di questore, affidatagli dall’autorità centrale di Roma e, nell’adempimento delle sue mansioni, egli si distinse in modo tale da procurarsi fama e stima da parte del popolo. Difatti nel 70 a.C. i Siciliani affidarono a lui il compito di fare processare con l’accusa di concussione Caio Verre, un aristocratico che in qualità di pro-pretore aveva governato l’isola dal 73 al 71 commettendo tutta una serie di reati che avevano vessato il popolo siciliano.
Al processo la vittoria di Cicerone fu immediata e schiacciante; la notevole mole di prove e testimonianze contro l’imputato raccolte nella Actio prima in Verrem, cioè l’accusa preliminare, si rivelò inattaccabile al punto da spingere Ortensio, il difensore di Verre a rinunciare alla difesa. All’esilio volontario dell’imputato seguì l’Actio secunda in cui Cicerone analizza scrupolosamente il malgoverno dell’accusato. Proprio in questo periodo di capillare attività giuridica letteraria
e governativa il celebre oratore scolpì nella storia il suo giudizio su Lilybaeum, ritraendola nel periodo in cui raggiunse l’acme della sua fioritura e definendola splendidissima civitas. Con la fine dell’impero romano la città, conquistata dagli Arabi, fu ricostruita e le venne attribuito il nome Marsa-Alì (Porto di Alì), da cui deriva il suo nome attuale.